
MSF: Israele continua a ridurre lo spazio vitale della popolazione nella Striscia
A tre anni dall’inizio del conflitto, Medici Senza Frontiere denuncia violenze, sfollamenti e gravi restrizioni all’accesso ai beni essenziali. Circa il 65% della Striscia è occupato dalle forze israeliane. Così, Gaza è sempre più stretta nella morsa della guerra. A denunciarlo è Medici Senza Frontiere (MSF), secondo cui Israele continua a ridurre lo spazio vitale della popolazione palestinese, tra operazioni militari, demolizioni, blocco delle forniture e distruzione delle infrastrutture essenziali.
Al centro della denuncia c’è la cosiddetta linea gialla, progressivamente rafforzata con postazioni militari e barriere e spostata verso ovest. Secondo MSF, le forze israeliane occupano oggi circa il 65% della Striscia, costringendo la popolazione a concentrarsi in aree sempre più ristrette. La vicinanza alla linea espone i civili al rischio di essere colpiti e ostacola anche la distribuzione dell’acqua e degli aiuti.
I numeri restituiscono la dimensione della crisi. Nei mesi di giugno e luglio, nonostante il cessate il fuoco, i team dell’organizzazione hanno assistito oltre 1.200 persone con traumi, mentre negli ultimi tre anni hanno trattato più di 200 mila casi. Secondo i dati riportati da MSF, l’offensiva israeliana ha provocato oltre 74 mila morti, tra cui più di 20 mila bambini.
Alle violenze si aggiungono condizioni igieniche precarie, sovraffollamento e scarsità di acqua potabile. La maggior parte della popolazione dispone di meno di sei litri d’acqua al giorno per uso domestico. Solo nel corso dell’anno, MSF ha assistito oltre 11 mila casi di malattie della pelle e registrato più di 1.500 casi di varicella tra giugno e luglio.
Grave anche la situazione sanitaria: oltre l’80% delle strutture sanitarie della Striscia risulta danneggiato. La carenza di medicinali, pezzi di ricambio e forniture essenziali compromette il funzionamento di ospedali, ambulanze e sistemi idrici, mentre molti pazienti non riescono ad accedere alle cure necessarie.
La crisi si estende anche alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove MSF segnala un aumento di attacchi dei coloni, operazioni militari, demolizioni e sfollamenti forzati. L’organizzazione umanitaria chiede ai governi di intervenire per fermare le uccisioni e la distruzione, proteggere i civili e garantire l’accesso agli aiuti. Senza un cambiamento delle condizioni sul terreno, avverte MSF, le conseguenze umane, sanitarie e psicologiche di questi anni di violenza rischiano di compromettere la ripresa della popolazione palestinese per generazioni.
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