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4 novembre 2026

Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

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Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

MedOpenMagazineNewsIl Mattino: Scrittori, un manifesto come chiamata alle arti

Il Mattino: Scrittori, un manifesto come chiamata alle arti

Ringraziamo Il Mattino di Napoli e il giornalista Generoso Picone per lo spazio che hanno concesso al Manifesto per il Mediterraneo. Riportiamo qui l’articolo. 

 

Scrittori, un manifesto come chiamata alle arti: Maurizio de Giovanni tra i primi firmatari della «carta» lanciata da Stefania Nardini

di Generoso Picone

Maurizio de Giovanni tra i primi firmatari della «carta» lanciata da Stefania Nardini dopo i disastri di Gaza e di Ceuta. Un appello a sentirsi cittadini del Mare Nostrum «devastato dalla barbarie», ad esibire un documento ideale di fratellanza

«Abbiamo la parola», dice Stefania Nardini e nella constatazione di una pur minima capacità di espressione c’è invece il richiamo urgente a un impegno che proprio attraverso il riequilibrio del linguaggio e il riconoscimento delle potenzialità dell’arte riesca ad aprire uno squarcio di luce nella notte del Mediterraneo. Anche recuperando una modalità antica e comunque intensamente frequentata come quella dell’appello lanciato da scrittori per stimolare la mobilitazione civile. La narratrice e giornalista che tra Napoli e Marsiglia ha distribuito la sua attività – dalla biografia e dagli inediti di Jean-Claude Izzo alla pubblicazione di romanzi come Matrioska, Gli scheletri di via Duomo e La combattente – così trae dalla frequentazione del mare di Fernard Braudel e Predrag Matvejevic un’esperienza civile, facendosi promotrice de «Il manifesto del Mediterraneo»: un documento che declina la passione in un progetto di mobilitazione quantomeno delle idee. Da oggi in rete, già da qualche giorno il confronto avviato su «medopen.it» ha ricevuto contributi e consensi con le adesioni di Gianluca Campagna, Maurizio de Giovanni, Arianna Desisto, Bruno Morchio, Giancarlo Piacci, Grazia Verasani. Altri sono in arrivo e l’ambizione è di allargare il campo anche a presenze dagli altri Paesi, per conferire più ampio respiro all’iniziativa.

«L’idea è venuta in un momento di stanchezza e di rabbia», spiega Nardini: «Mi è parso insopportabile dover subire in maniera inerte il corso degli eventi, per come si addensano da Ceuta a Gaza, rischiando seriamente di cancellare un patrimonio di relazioni culturale e di intreccio di costumi che fino a poco tempo fa sembrava saldo e inattaccabile. Ne avevo colto la ricchezza soprattutto vivendo per anni a Marsiglia, la città dove convivono 70 etnie, e verificando quanto l’accoglienza e l’apertura che hanno segnato la storia di Napoli costituissero le basi su cui fondare un principio di comunità democratica. Desidero ribadire che soltanto la cultura può arginare i conflitti imperialisti, l’apartheid, le politiche migratorie criminali e l’annullamento del diritto internazionale: un teatro di orrori in cui la vita non ha alcun valore che ha Gaza come epicentro del collasso morale».

Ecco, quindi, il «manifesto». Si apre su una dichiarazione d’intenti che dà senso alla proposta: «La nostra è una chiamata alle armi della parola per la libertà, la convivenza e la giustizia sociale. Abbattere il muro del silenzio è il primo atto per restituire valore alla vita e alla bellezza. Per dire che ci siamo. Noi, donne e uomini di questo Mediterraneo devastato da una barbarie che ha aperto un terribile capitolo nella storia dell’umanità, finalmente pronti a esibire il documento ideale di essere tutti “cittadini e cittadine del Mediterraneo”».

La premessa sta nel rifiuto della «spettacolarizzazione del dolore»: «Scrivere, creare, significa assumersi la responsabilità politica di fronte ai massacri, smontando le strutture sistemiche che normalizzano la morte». Da questo punto si irradiano gli altri lemmi, che toccano la condizioni delle città «sotto l’assedio neoliberista», il cambiamento climatico, la «mistificazione dell’informazione», una lettura critica dei meccanismi del potere dal punto di vista delle donne, la contrapposizione delle rotte storiche e transnazionali alle traiettorie delle «fortezze armate».

Sono gli argomenti e i temi con i quali fronteggiare quella che viene definita una «catastrofe» e «in mezzo a queste macerie materiali ed etiche – è sottolineato – la letteratura, il cinema, le arti non possono essere intrattenimento o evasione, ma un impegno militante. La sola arma per squarciare le ipocrisie del potere, svelando la complicità tra turbo capitalismo estremo, finanza globale e criminalità organizzata». Con l’obiettivo che una maturazione delle coscienze possa avvenire rivendicando «la funzione sociale dell’arte» e restituendo «dignità a un mercato sempre più caratterizzato da un intrattenimento da consumo che svilisce il senso più autentico dell’opera, quello che porta alla riflessione, al dibattito, al confronto».

 

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