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4 novembre 2026

Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

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Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

MedOpenMagazineNewsRagioni e soluzioni per i giovani che scendono in piazza in tre mosse

Ragioni e soluzioni per i giovani che scendono in piazza in tre mosse

I nostri giovani marciano nelle città europee con bandiere e striscioni per protestare contro la precarietà dei contratti di lavoro, la povertà crescente, la disattenzione dei governi alle loro primarie esigenze per supportare lo sviluppo e l’evoluzione, la carenza dei servizi pubblici essenziali legati all’educazione primaria e secondaria, la disoccupazione anche dopo aver finito gli studi universitari.
La protesta giovanile non è organizzata da specifici movimenti politici o da correnti ideologiche come avveniva nel passato, ma è nata per evidenziare uno stato di malessere sociale ed esistenziale diffuso dovuto in gran parte alla disattenzione dei governi circa lo status quo che indica significativa precarietà in molti settori della vita sociale delle nuove generazioni.
Nell’ambito di queste recenti proteste da Parigi a Milano e nel resto d’Europa, ritengo che sia necessario analizzare tre questioni fondamentali per caprine le ragioni e cercare di trovare soluzioni.
Prima di analizzare le tre questioni specifiche, vorrei ancora una volta appellarmi alle ragioni storiche e filosofiche che nel Mediterraneo fecero nascere il concetto sano di Democrazia (dal greco antico demos-popolo, e kratos-potere), il cuore dei sistemi e modelli sociali che garantiscono i diritti delle diverse fascie della popolazione.
La prima questione è la dilagante infiltrazione nei sistemi economici mondiali di un capitalismo disregolato. Il sano capitalismo è senza dubbio il sistema che storicamente ha dimostrato essere il fulcro centrale per lo sviluppo delle società nei paesi occidentali. Ma il capitalismo senza regole ora dilagante privilegia i dividendi degli azionisti ed i profitti trimestrali o semestrali, trascurando gli investimenti industriali, i salari e la necessità di mantenere la sostenibilità sociale. La politica manipolata dalla necessità di un sostegno finanziario da parte del sistema capitalistico disregolato ha sostenuto per anni interessi di parte che hanno alterato l’equilibrio democratico, riducendo la stessa politica da guida della società a spettatrice degli interessi economici di un’oligarchia crescente.
La Democrazia si basa su una serie di procedure che dovrebbero garantire i diritti collettivi, ma ciò è ora in bilico perchè spesso la burocrazia democratica è vista dal capitalismo disregolato come un ostacolo al profitto immediato. La politica ha creato accesso privilegiato a informazioni per consolidare monopoli e cartelli di gruppi economici ora privilegiati anche da un sistema ad hoc di tassazione iniqua quando comparata alla tassazione della maggioranza dei lavoratori dipendento o indipendenti. Il ritiro della politica dalla regolamentazione economica ha quindi generato una profonda asimmettria nella distribuzione della ricchezza. Senza dubbio questo meccanismo ha accellerato la precarizazzione del Lavoro nel mondo giovanile!
La seconda questione è l’invecchiamento della classe dirigente nei movimenti politici. Questo è un fenomeno ampiamente documentato sia a livello europeo che globale. L’età media dei leaders politici è intorno a 65 anni, rispetto ad un età media della popolazione amministrata molto più bassa di circa 30 anni. E’ chiaro che fare carriera politica richiede ingenti risorse economiche e networks consolidati che ostacolano l’ascesa delle nuove generazioni. Quindi il risultato è una sovrarappresentazione delle classi dirigenti anziane che è chiaramente meno interessata a supportare economicamente politiche per lo sviluppo e l’evoluzione dei Giovani.
La terza questione, è la partecipazione attiva alla vita democratica. L’astensionismo elettorale a livello mondiale è in costante aumento nelle democrazie occidentali. In America vota il 50-60% della popolazione, in Europa occidentale il 50-65% , in Sud America dove in parte il voto è obbligatorio il 75-80%. Sorprendentemente, sono proprio gli astensionisti che quando tornano a votare decidono le sorti delle elezioni politiche nazionali in un verso o nell’altro.
E’ quindi necessario (sopratutto per le nuove generazioni) riscoprire il dovere civico collettivo di recuperare la coscienza e fiducia politica per combattere l’astensionismo e supportare democraticamente le necessarie riforme per garantire i diritti delle nuove generazioni.
La Democrazia non è un regalo, ma una conquista quotidiana, i giovani hanno il dovere di tutelare i diritti scritti nelle carte costituzionali dalle generazioni dal Dopoguerra in poi ed hanno il diritto di appellarsi ai principi costituzionali per evitare le minaccie di autoritarismo e disinformazione che possono insidiare la fraglilità degli stati di diritto se non vengono contrastati.

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