
È giusto morire per Kiev? Sì per la Flotilla via terra del gruppo The Left
È giusto morire per Kiev? Nel 1939 se lo chiedevano gli europei di fronte alle invasioni naziste quando era stata superata la linea di Danzica. Da Danzica a Kiev la Storia si è ripetuta, talvolta assumendo le sembianze della farsa, con i nuovi ‘comunisti’ della Russia che nel febbraio 2022 hanno attaccato l’Ucraina. Spettatrice fintamente neutrale e interessata, la Ue si è interrogata tante volte se oltre alle sanzioni alla Russia si debba passare alle azioni in maniera più netta. Come se al rifornimento di armi pro Ucraina ci dovesse essere un’escalation maggiore, che domani si potrebbe configurare come l’invio di truppe al fronte per sparare ai russi e aerei che superano il confine per bombardare Mosca.
Al netto delle discussioni salottiere, la sinistra radicale europea rompe indugi e silenzio, così è pronta a organizzare una sorta di Flotilla via terra destinazione Ucraina. Alla base e all’apice sindacati e associazioni della sinistra radicale europea, riconducibile al gruppo europeo rossoverde The Left. Insomma, niente pacifismo come incoraggiato in via ufficiale dalle soluzioni diplomatiche dei vari Paesi, ma sostegno alla lotta di liberazione dell’Ucraina, con tanto di uso di armi (come se già non accadesse). Comunque a metà novembre ecco che è pronto a partire il ‘Convoglio internazionale di solidarietà per l’Ucraina’: da Barcellona, Lecce, Oslo ed Edimburgo ecco la carovana attraversare l’Occidente per darsi appuntamento a Praga e da lì a Leopoli, portando generatori elettrici, stufe portatili e forniture mediche. Sorge una domanda: qual è la differenza rispetto agli aiuti umanitari che a spot continuano a confluire in Ucraina da parte degli Stati Ue? O alle donazioni che Kiev usa per acquistare armi? O agli strumenti difesa-offesa inviati da Usa, Regno Unito e Ue? Pare, il sostegno alla resistenza dell’Ucraina, che vale per la Palestina come per il Sudan, in nome dell’autodeterminazione dei popoli. Insomma, alla guerra si risponde con la guerra. Cercando la pace, senza però l’umiliazione della resa.
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