
Gaza e Naza, la banalità del male
Una domanda sorge spontanea “… ma come è stato possibile che il mondo non ha visto? Come si è potuto consentire questo genocidio senza fare nulla?”.
Anche la visione del film NAZA ci mostra una realtà senza veli. Lì dove, testimonianze di militari israeliani, uomini dell’intelligence, ufficiali e soldati dell’esercito israeliano rivelano gli ordini, le sequenze e le logiche che hanno portato all’uccisione di tanti civili palestinesi. E non si tratta ora solo di denunciare un orrore, si tratta di raccontare una storia brutale, la pianificazione di una guerra per annettere un territorio, l’orrore di un genocidio pianificato e portato a termine senza esitazione da un esercito moderno e armato fino ai denti che combatte contro un popolo inerme. Sì, un popolo inerme, non un altro esercito che forse avrebbe anche potuto difendersi. Ma che uccide donne, anziani, bambini. Facili bersagli che non si possono difendere. Un’aggressione inaccettabile anche se iniziata dopo il grave torto subito con l’eccidio del 7 ottobre. Quella vile aggressione di Hamas ha prodotto allora, e produce ancor oggi, una violenta reazione perpetrata al solo scopo di sottrarre la terra ai palestinesi, contadini che la abitano da secoli. Come si può accettare tutto ciò senza muovere un dito? Quegli omicidi agiti a Gaza commessi da militari armati di tutto punto? Pur sapendo che le vittime sono contadini con la sola colpa di essere della stessa etnia dei terroristi palestinesi? Ma il vero scopo non è mai stato quello di annientare il terrorismo di Hamas, si trattava di cacciare un popolo dalla sua terra, di rubarla in nome di un ambiguo diritto evangelico. L’incomprensibile diritto di un popolo che si definisce “eletto” e che per questo si sente legittimato a uccidere per impossessarsi con la forza di quella terra.
Dopo che il film di Yuval Abraham e Rachel Szor, NAZA, ha sbancato alla Mostra del Cinema di Venezia, Israele, spaventata dal successo del film, si è affrettata a produrre un contro-documentario utilizzando lo stesso stile, colori e tipo di inquadrature. L’intento è chiaro, creare confusione e smentire i contenuti del film Naza. Non casualmente si intitola “Naza: The Real Story” e contesta le testimonianze dei militari e delle ricostruzioni contenute nel film premiato a Venezia. Questo documentario è stato diretto da registi professionisti e da un tenente colonnello dell’esercito israeliano, probabilmente un agente del Mossad. Secondo il quotidiano israeliano Jerusalem Post, quest’ultimo film utilizza immagini, registrazioni e materiali forniti dall’esercito e si avvale di testimonianze di ufficiali e comandanti. Naturalmente sostiene una ricostruzione alternativa delle operazioni genocide denunciate in Gaza. Nel secondo film si citano invece combattenti di Hamas che sarebbero stati a Gaza nelle aree dei civili, si citano le procedure di autorizzazione dei raid, le regole d’ingaggio dei terroristi e la gestione degli aiuti umanitari. Tutte queste questioni sono presentate come se fossero delle testimonianze, senza alcuna verifica da parte dei registi. Cosa che invece era stata fatta nel film Gaza.
Il confronto tra questi due documentari si potrà ora tranquillamente fare. Sono entrambi disponibili. La differenza è tutta nel dato che mentre Naza continua a registrare grandi numeri ai botteghini di tutto il mondo, l’altro circola solo in ambito israeliano. Alla fine saranno ad osservare, giudicare e decidere quale dei due documentari è più credibile e quale descrive in modalità credibile quanto sta accadendo a Gaza.
La violenza contro i palestinesi appare senza un motivo logico, ma si configura come un’azione meramente opportunistica.
Possiamo concludere, con Hannah Arendt, che “… le azioni più efferate e distruttive non nascono necessariamente da una natura demoniaca o da un odio profondo, ma dall’obbedienza cieca, dalla burocrazia e dall’incapacità di pensare con la propria testa”.
Lei si riferiva ad Adolf Hitler, noi a Benjamin Netanyahu.
Sezione:
Walter Di Munzio
psichiatra e pubblicista

