
Greenpeace: emergenza plastica in Marocco
L’inquinamento da plastica costa al Marocco circa 1,2 miliardi di dollari all’anno (quasi lo 0,8% del PIL). Un impatto economico enorme, calcolato per difetto: il dato emerge dal nuovo rapporto di Greenpeace ‘Counting the Cost of Plastic Pollution in Egypt, Morocco and Tunisia’ ed è focalizzato solo sul Mediterraneo, escludendo l’intera costa atlantica.
I punti principali del report di Greenpeace:
L’emergenza plastica: Il Marocco genera ogni anno quasi 3,97 milioni di tonnellate di rifiuti urbani; la plastica ne rappresenta il 10,6% (422.000 tonnellate). Di queste, ben 250.000 tonnellate sono gestite male e circa 75.000 finiscono direttamente in mare.
Il divario città-campagna: Se nelle aree urbane la raccolta dei rifiuti funziona al 96%, nelle zone rurali crolla drasticamente al 10%. A livello nazionale, il 59,4% dei rifiuti urbani soffre di una cattiva gestione.
Infrastrutture al collasso: Il sistema di riciclo mostra forti limiti. Il 15% della plastica non viene raccolto e il 73% di quella recuperata non viene riciclata. Inoltre, dei 26 centri di smistamento previsti dal Paese, solo 9 sono stati costruiti e appena 3 sono attualmente in funzione.
Il rischio atlantico: Il 65% dei marocchini vive entro 100 km dalla costa, area che genera il 59% del PIL. I principali punti neri dell’inquinamento costiero individuati dalla Banca Mondiale (tra cui Casablanca) si trovano proprio sull’Atlantico, lasciando intuire che i danni reali siano molto più alti di quelli stimati.
Il costo dell’inazione: Greenpeace lancia un severo allarme per il futuro. Senza misure drastiche e immediate, il costo cumulativo del ritardo per il Marocco potrebbe raggiungere una media di 22 miliardi di dollari entro il 2040.
Sezione:
MedOpen
Redazione centrale di MedOpen

