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4 novembre 2026

Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

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Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

MedOpenMagazineNewsTunisia: il sindacato giornalisti chiede la revisione della condanna a Zied El Heni

Tunisia: il sindacato giornalisti chiede la revisione della condanna a Zied El Heni

Il Sindacato dei giornalisti tunisini (Snjt) ha chiesto la revisione della condanna a quattro anni di carcere inflitta a Zied El Heni, figura storica della stampa locale, nell’ambito di un controverso processo per terrorismo. La sentenza, emessa dal Tribunale di Tunisi, ha colpito anche l’ex leader del partito islamico Ennahdha, Mondher Ounissi, condannato a nove anni. Il caso ruota attorno alla diffusione, nel settembre 2023, di registrazioni audio su presunti contrasti interni a Ennahdha e legami con ambienti politico-imprenditoriali. El Heni è stato condannato per omessa segnalazione di reati terroristici e presunti contatti con agenti stranieri, ma il giornalista ha sempre sostenuto di aver solo contattato le parti coinvolte per verificare l’autenticità dei file, nell’esercizio del suo diritto-dovere di cronaca. Convocato inizialmente come testimone, El Heni è diventato imputato dopo essersi interrogato anche sui rapporti con le proprie fonti giornalistiche. Il Snjt ha duramente contestato il verdetto, denunciando gravi violazioni del giusto processo, come il fatto che agli avvocati sarebbe stato impedito di presentare le arringhe difensive e che al giornalista sia stata negata la presenza fisica in aula, costringendolo a un collegamento video precario dal carcere di Mornaguia. Il sindacato ribadisce che le tutele professionali, come la protezione delle fonti e la verifica delle notizie, non possono essere assimilate ad attività eversive. El Heni, già detenuto dallo scorso aprile per una precedente condanna legata a dichiarazioni sui social, è uno dei simboli dello scontro in atto in Tunisia. Il sindacato chiede ora il rispetto del diritto alla difesa e l’applicazione del decreto 115 del 2011 sulla libertà di stampa, denunciando l’uso di disposizioni penali che rischiano di compromettere gravemente l’indipendenza dell’informazione nel Paese.

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