
“Ceuta non è in vendita”: anche il calcio spagnolo si mobilita
Il calcio, si sa, unisce. Ma può anche dividere. Quello che è certo è che un messaggio lanciato da chi appartiene a questo mondo viene amplificato. È la potenza del potere mediatico del calcio. Ed è giusto lanciare messaggi sociali, perché il mondo dello sport non è immune dal resto che lo circonda.
Così, assistiamo alla denuncia, tra le lacrime, dell’allenatore del Ceuta, la squadra che milita nella serie B del campionato spagnolo, sulla situazione che vive l’exclave spagnola su territorio marocchino. José Juan Romero nella conferenza stampa che precede il match casalingo contro il Las Palmas non le ha mandate a dire, ha ulteriormente illustrato la situazione drammatica che vive la cittadina, stretta nella morsa migratoria di giovani africani dopo che le maglie della polizia marocchina si sono incredibilmente allargate mandando al collasso questa frontiera della Ue. E ha usato parole durissime: “Siamo lo zimbello della Spagna, non c’è quella solidarietà da parte della nazione per quello che sta accadendo a Ceuta, come se il dramma che viviamo non fosse percepito” ha detto. Poi, ha raccontato, emozionato, un episodio mentre passeggiava con la moglie per le strade della città. “Un’anziana si è avvicinata in lacrime e mi ha ringraziato per quello che stavamo facendo dicendomi ‘Grazie per averci difeso’, ma la mia difesa è partita dall’umanità, ma vedo che ormai ne è rimasta poca”.
Il tecnico si riferisce in particolare allo striscione esibito durante la prima giornata di campionato, nella trasferta di Andorra, quando squadra e tifosi hanno esposto lo striscione “Ceuta non è in vendita. Ceuta sarà difesa”.
Poi, l’attacco anche al club avversario, prima ancora di scendere in campo, perché la battaglia è prima politica e poi sportiva: “Un giorno qualcuno dovrà spiegarmi il perché di questa cortina di gente che non vuole vedere quello che accade qui, atteggiamento che rasenta la sfacciataggine – ha detto senza tanti giri di parole -. Abbiamo chiesto al club del Las Palmas di indossare con noi la maglia “Ceuta non è in vendita. Ceuta sarà difesa”, ma abbiamo ricevuto un rifiuto, eppure quando la tempesta Dana ha danneggiato La Palma noi siamo intervenuti inviando aiuti e dimostrandoci solidali. Sono deluso dal mio Paese. Ma la vita ti rimette sempre al tuo posto, ci rimette tutti al nostro posto. Verrà il momento di riscuotere i debiti” ha terminato con una sorta di anatema, sottolineando soprattutto la mancanza di sostegno verso una città che si sente sempre più in balia di eventi molto più grandi di lei.
Ma Le polemiche non si sono fermate alla serie B spagnola, si sono estese anche alla Liga1, quando il 15 settembre nell’incontro Elche-Real Madrid, sempre per manifestare vicinanza e solidarietà a Ceuta, i giocatori hanno sfilato con le magliette, tranne però i giocatori blancos Mbappé e Vinicius che hanno indossato la t-shirt a mezzobusto mentre Konaté l’ha tenuta solamente in mano.
Ha ragione José Juan Romero: forse la Spagna, ma anche la Ue, non si sono accorti che il Mediterraneo è in fiamme, preferendo uno sguardo ombelicale che non (ci) porterà da nessuna parte.
Sezione:
Gian Luca Campagna
Giornalista e scrittore

