
Il Sud dell’Italia fulcro del Mediterraneo. Parola di Giorgia Meloni. Ma è così?
Ma è vero che il Sud dell’Italia è il fulcro del Mediterraneo? Sembrerebbe di sì, rispetto alle parole lanciate dalla premier Giorgia Meloni a Napoli durante il Forum dedicato al ruolo dell’Italia e del Mediterraneo nello scenario europeo e internazionale, evento organizzato dal quotidiano ‘Il Mattino’.
“Stiamo vivendo il tempo della policrisi. Conflitti, tensioni commerciali, vulnerabilità energetiche si alimentano a vicenda e incidono sulla vita delle famiglie e sulle scelte delle imprese. Dobbiamo saper affrontare queste emergenze con una logica di sistema, senza però farci trascinare. Perché questo è il ruolo della politica: guardare al futuro per costruirlo -ha attaccato la premier nel suo videomessaggio-. E, questo, per l’Italia significa prima di tutto proiettarsi nel Mediterraneo. Uno spazio marittimo tornato centrale nelle dinamiche globali, come cerniera di connessione tra Europa, Africa, Golfo e Asia. Ed è proprio nel Mediterraneo, e nelle interconnessioni che lo attraversano, che si affrontano e si affronteranno sfide decisive per la nostra sicurezza, per la nostra economia, per la nostra prosperità. La crisi di Hormuz e l’instabilità nel Mar Rosso lo dimostrano: rafforzare la nostra resilienza richiede catene di approvvigionamento diversificate, infrastrutture critiche sicure, partenariati capaci di moltiplicare energia e ricchezza”.
Insomma, è vero, il quadro del Mediterraneo in questo periodo è tinto di rosso e nero, risultando a dir poco infuocato. Eppure l’Italia può, e deve, interpretare un ruolo di prima importanza in questo scacchiere. Torna alla memoria anche il piano Mattei condiviso da Aldo Moro, ma forse ci vorrebbe maggiore risolutezza e incisività da parte del governo Meloni (ma anche degli altri governi, che hanno preceduto e che succederanno…) per affrontare quell’interpretazione di cabina di regia che geograficamente l’Italia possiede ma di fatto non esercita.
La premier nel suo intervento ha citato relazioni diverse e rinnovate, “all’Africa, con cui stiamo costruendo una relazione nuova e paritaria con il Piano Mattei”, intanto però abbiamo assistito alla vergognosa realizzazione dei due Cpr in Albania, a Gjadër e Shengjin, con una capienza totale di 1.492 posti, che più che fare fronte a un’emergenza nell’accoglienza lede la dignità umana di tutti gli attori coinvolti.
Poi, un altro passaggio delicato, quello della premier, riferito “alle Nazioni del Golfo, con cui abbiamo voluto cambiare passo. Le connessioni energetiche sono e saranno sempre più determinanti. Penso al progetto ELMED, l’interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia, un primo esempio delle nuove direttrici di approvvigionamento che possono fare dell’Italia uno snodo della sicurezza energetica europea. Ma voglio citare anche il corridoio IMEC, che collegherà l’India all’Europa passando per il Medio Oriente, e deve vedere protagonisti i nostri porti e le nostre imprese. Servono visione e determinazione: è la sfida per tutti noi”. Ecco, l’approvvigionamento energetico è un tallone d’Achille cui l’Italia dovrà trovare delle soluzioni, visto lo stallo del conflitto russo-ucraino molto lontano dall’essere risolto, uno scenario che consolida il dibattito se il nostro Paese è pronto a una nuova stagione dell’energia atomica.
“E in questo Mediterraneo globale il Sud d’Italia può ricoprire un ruolo sempre più determinante. Per l’energia, per i trasporti, per le esportazioni, per gli investimenti, per l’innovazione. Noi abbiamo creduto fin dall’inizio in questa sfida, perché il Mezzogiorno è e può continuare ad essere un valore aggiunto per la nostra Nazione. Oggi il Sud sta crescendo più della media nazionale, sta diventando, ogni giorno di più, un territorio attrattivo per gli investimenti, come dimostra il successo della Zes Unica. Dobbiamo proseguire in questa strada, affinché il Sud sia sempre più la scelta per chi produce e crea occupazione” questa la chiosa finale della premier Meloni.
Intanto sabato 24 a Castel Volturno c’è stata una massiccia manifestazione di amministratori pubblici, sindacati, esponenti del clero, semplici cittadini, per dire no alla realizzazione di un Cpr, prevista in località La Piana, che abbraccia 4mila ettari di terreno: quei soldi per l’investimento, circa 30 milioni di euro, sono invocati per infrastrutture e sicurezza. Staremo a vedere.
II Edizione del Forum dell’Economia del Nuovo Mondo, il videomessaggio del Presidente Meloni
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