
In Serbia si apre una nuova fase politica: vince la Lista degli Studenti
Se il movimento degli studenti in Italia conosce la sua fine nel giro di una settimana con lo spegnersi del M1710, in Serbia assistiamo alla Lista degli Studenti che prende il potere. Certo, la Serbia non è Mediterraneo ma è cuore d’Europa, è emblema contemporaneo di come la politica si muove tra i vari ceti della società. E poi da quella splendida terra di confine che sono da sempre le regioni e i Paesi della ex Jugoslavia ci sono storicamente state grandi ripercussioni nel resto del Vecchio Continente.
C’è un dato da analizzare nella votazione serba. Innanzitutto, una forte coalizione contro l’autocrate Aleksander Vucic, dal potere dal 2014 (come primo ministro, poi dal 2017 come presidente), ha spinto a unirsi esponenti completamente differenti tra di loro, come nazionalisti, europeisti, progressisti e riformisti, insomma l’unico denominatore comune è che fossero contrapposti a Vucic, tant’è che tra i 250 candidati al Parlamento non è stato mai identificato il candidato premier.
Il movimento della Lista degli Studenti nasce all’indomani del 1° novembre 2024 quando il Paese assiste alla tragedia della pensilina crollata a Novi Sad che uccide 16 persone: un fatto che esaspera e indigna la popolazione prima locale poi nazionale, stanca della presunta corruzione governativa e della sciatteria nella gestione della res publica. È la frattura verso il governo dell’autocrate Vucic, ex ministro del governo comunista Milosevic, che trascinò alla fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 la Serbia in guerra contro la Nato. Da quel momento il suo partito Serbia Unita è cinto d’assedio, non vengono più tollerate le sue simpatie putiniane, sebbene nascano più per avere costanti rifornimenti di gas che per altro.
Lo scontro elettorale ha visto due partiti, quindi, entrambi dichiaratisi progressisti, contendersi la leadership, richiamando alle urne il 68% della popolazione, affluenza record per la Serbia. Ora a Belgrado si apre un nuovo periodo, probabilmente con maggiori dialoghi verso Bruxelles e meno contatti e relazioni con la Russia e soprattutto con la Cina, che ha diverse aziende con interessi logistici nel Paese.
Qualche critico politico guarda con scetticismo alla nuova classe dirigente serba, più che altro per la forte trasversalità del partito che ha vinto le elezioni. Ma forse la vera forza della democrazia è proprio questa, far trovare la sintesi a forze diverse che hanno obiettivi comuni.
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