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Il silenzio non è un esercizio di stile, ma è complicità. Vogliamo prenderci la parola in un mondo che ha perduto il valore più importante: l’umanità. E vogliamo comunicare quello che sentiamo attraverso l’arte, in ogni sua forma ed espressione, perché i popoli del Mediterraneo possano vivere in armonia.

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MedOpenMagazineGeoQuel patrimonio Unesco della Via Appia che si tuffa a Brindisi

Quel patrimonio Unesco della Via Appia che si tuffa a Brindisi

La “Via Appia. Regina Viarum” è un sito riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2024. Si estende su 4.639 ettari nelle regioni Lazio, Campania, Basilicata e Puglia.
Include numerosi tratti e varie pertinenze di due strade romane: l’antica Via Appia (che collegava Roma a Capua e in seguito a Benevento e Brindisi) e la Via Traiana di epoca imperiale; quest’ultima, nota anche come Via Appia Traiana, costituiva una variante dell’Appia con medesimo punto d’arrivo, dipartendosene presso Benevento.
La costruzione del primo tratto della Via Appia ebbe inizio nel 312 a.C. per volontà del censore Appio Claudio Cieco, ma i lavori per la realizzazione dell’intera opera stradale si protrassero per oltre un secolo, avanzando per lotti successivi.
In epoca imperiale l’apertura al transito della Via Traiana, fatta costruire dall’imperatore Marco Ulpio Traiano mediante opere infrastrutturali di prim’ordine, avrebbe poi significativamente contribuito a velocizzare i collegamenti tra Roma e l’Oriente, tanto da essere preferita alla stessa Via Appia antica nel tratto terminale Benevento-Brindisi.
Da Brindisi, i Romani cominciarono a sviluppare le rotte commerciali per la Grecia e l’Oriente. Considerata dai Romani la regina viarum (regina delle strade, chiamata così dal poeta latino Publio Papinio Stazio), è universalmente ritenuta, in considerazione dell’epoca in cui fu realizzata, una delle più grandi opere di ingegneria civile del mondo antico per l’enorme impatto economico, militare e culturale che essa ha avuto sulla società romana. La funzione primaria del tracciato era di garantire un rapido movimento delle truppe verso l’Italia meridionale, al fine di consolidare il dominio di Roma su quella parte della penisola. Essa tuttavia divenne fin dal principio una fondamentale via di commercio, facilitando l’afflusso nell’Urbe di prodotti di alto artigianato realizzati nelle fiorenti città della Magna Grecia.
Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.) la mancanza di opere di manutenzione provocò l’abbandono graduale di segmenti del percorso, sostituito ormai dalla via Traiana. Nel 535 lo storico bizantino Procopio la descrive tuttavia ancora in buono stato di conservazione. Nel 1574, per ordine di Gregorio XIII, e poi dei successori Innocenzo XII e Pio VI, quello dei tentativi di bonifica delle Paludi Pontine, c’è un forte tentativo di restaurare l’antica via consolare pur collegandola col tratto nuovo.
L’attuale Strada Statale 7, istituita nel 1928, riprende in gran parte il percorso della via antica, di cui ha ereditato anche il nome. Negli anni 1950 e 1960 lungo il tratto iniziale ci fu una vera e propria speculazione edilizia per realizzare ville esclusive fino a quando cominciò da parte di intellettuali e giornalisti, tra cui l’attivissimo Antonio Cederna, un’opera di sensibilizzazione per preservare l’area, fino a istituire nel 1988 il Parco regionale dell’Appia Antica.
Oggi, il sito UNESCO, costituito da 19 tratti, è un insieme pienamente sviluppato di opere ingegneristiche che illustrano l’avanzata abilità tecnica degli ingegneri romani nella costruzione di strade e infrastrutture e in vasti progetti di ingegneria civile e di valorizzazione territoriale, oltre a un’ampia serie di strutture monumentali, tra cui archi trionfali, terme, anfiteatri, basiliche, acquedotti, canali, ponti e fontane.

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